"Dopo aver passato otto anni interi nel convento della Visitazione della città di Castro, ora distrutta, dove erano mandate in quel tempo le fanciulle di quasi tutti i principi romani […]" (cap. II)
"Due giorni dopo, poco prima dell'alba, [Giulio] entrava nella cittadina di Castro. Cinque soldati lo seguivano, travestiti come lui […]" (cap. IV)
COORDINATE GEOGRAFICHE
Il Ducato di Castro (1537-1649) comprendeva una piccola fascia territoriale dell'attuale regione Lazio a ridosso della Toscana. Il Ducato di Castro si estendeva dal Mar Tirreno al Lago di Bolsena, in quella striscia di terra delimitata dal fiume Marta e dal fiume Fiora.
LA CITTA' DI CASTRO
I primi insediamenti umani risalgono alla preistoria. Il sito fu poi sede di una non meglio identificata città etrusca.
Nel Medioevo, il Castello fu dominato da una donna, e questo singolare fatto gli lasciò il nome di "Castrum Felicitatis" (Castello di Madonna Felicita), nome che conserverà nei secoli successivi.
Il villaggio si accrebbe e divenne una città, ma rimase fortemente sotto il controllo del Papa che la difese anche dalle mire dei vicini feudatari toscani e del Lazio.
Nel 1527 una forte fazione si impossessa del potere a Castro e per scacciarla un gruppo di cittadini, organizza un colpo di Stato e chiede la protezione di Pier Luigi Farnese, che accetta ed entra pacificamente in città, accolto con gioia dagli abitanti. Il Papa Clemente VII ordina però a Pier Luigi d'abbandonare subito Castro. Pier Luigi, lascia la città a novembre e subito dopo, il Papa, chiede a Gian Galeazzo Farnese, cugino di Pier Luigi, di infliggere ai cittadini di Castro, una punizione esemplare. All'alba del 28 dicembre Gian Galeazzo irrompe a Castro e la saccheggia.
Pochi anni dopo Alessandro Farnese viene eletto papa col nome di Paolo III (1534-1549): con la bolla Videlicet immeriti del 31 ottobre 1537 crea il ducato di. Castro e lo assegna al figlio Pier Luigi Farnese. Quest'ultimo affida la ricostruzione della città di Castro all'architetto toscano Antonio di Sangallo: l'obiettivo è quello di far diventare la città capitale del ducato, residenza del duca e al tempo stesso simbolo della potenza e del prestigio dei Farnese. Il Sangallo ridisegna le mura e gli edifici pubblici e privati della città. Cuore di Castro è Piazza Maggiore, su cui si affacciavano la sede della municipalità, l'Hostaria per accogliere i visitatori e gli ospiti del Duca, la Zecca, palazzi di facoltosi cittadini privati che si trasferiscono a Castro nella speranza di poter entrare nelle grazie del Papa e della famiglia Farnese. Non si sa se l'armonioso Palazzo Ducale fu mai costruito: dai disegni del Sangallo l'edificio presenta una forte somiglianza con il Palazzo Farnese di Roma. Castro aveva, inoltre, il privilegio di avere strade e piazze mattonate e di essere provvista di regolari fognature, fatto rarissimo nel Cinquecento. Castro lasciò nei visitatori che ebbero la fortuna di vederla un'impressione straordinaria.
DECLINO DEL DUCATO E DISTRUZIONE DELLA CITTA'
Il declino della città inizia durante il regno di Antonio Farnese che riempì di debiti le vuote casse del Ducato. Il figlio Ranuccio, non fu migliore ed i debiti aumentarono a dismisura. Il 18 marzo 1649, il nuovo Vescovo di Castro, il barnabita mons. Giarda, mentre era in viaggio da Roma per raggiungere la sua nuova sede episcopale, viene assassinato da due killer incappucciati. Il processo accusa del delitto due poveri contadini semianalfabeti, che coltivavano miseri poderi sul Lago di Bolsena e individua come mandante dell'omicidio, il Duca di Castro. Papa Innocenzo X, vecchio e malato, è abilmente manovrato dalla famiglia dei Barberini, nemici giurati della famiglia Farnese. Innocenzo X, dichiara guerra ai Farnese: a settembre Castro è assediata, a dicembre la città è costretta a cedere. Pochi giorni dopo, le milizie pontificie cacciano gli abitanti e distruggono la città.
L'ANNESSIONE AL PAPATO
Nello stesso anno della distruzione della città di Castro, il 1649, il territorio del piccolo Stato entrò a far parte dello Stato Ecclesiastico e fu aggregato alla provincia pontificia del Patrimonio di San Pietro (in Tuscia).
OGGI
Oggi della città di Castro rimangono solo alcune rovine. Ogni anno, a giugno, gruppi di pellegrini si recano nel vicino Santuario del SS. Crocefisso, una piccola cappella, l'unica costruzione della città, sfuggita ai picconi e alle mine dell'esercito pontificio. Il ricordo della città si è conservato anche nei nomi di diversi Comuni dell'ex Ducato (Montalto di Castro, Ischia di Castro, ecc.) e molti stemmi comunali riportano i tre gigli, il simbolo di Castro.
Mappa del Ducato di Castro