"Dopo aver passato otto anni interi nel convento della Visitazione della città di Castro, ora distrutta, dove erano mandate in quel tempo le fanciulle di quasi tutti i principi romani, Elena ritornò nel proprio paese, ma prima di lasciare il convento fece offerta d'uno splendido calice all'altare maggiore della chiesa". (cap. II)
"La Visitazione di Castro aveva di solito quindici o venti "bravi" nella caserma a sinistra dell'andito che portava alla seconda porta del convento; a destra di codesto andito c'era un gran muro attraverso il quale non si poteva passare; in fondo all'andito si trovava una porta di ferro che dava su un atrio colonnato; dopo l'atrio c'era il gran cortile del convento, e a destra il giardino. La porta di ferro era vigilata dalla suora guardiana". (cap. V)
"Elena era trattata come una principessa nel convento di Castro. La morte di suo padre le aveva dato la proprietà d'una notevole fortuna, e immense eredità le sopraggiunsero. Nell'occasione della morte di suo padre fece dare cinque canne di panno nero a tutti gli abitanti di Castro o dei dintorni che dichiararono di voler portare il lutto del signor di Campireali […]" (cap. VI)
A Castro erano presenti, numerose chiese, circa tredici secondo alcuni documenti della Curia: la principale era certamente il Duomo, dedicato a San Savino. La chiesa era in stile romanico e venne consacrata il 29 aprile 1286. Vicina alle mura, sorgeva la chiesetta medievale di San Pancrazio; antichissima doveva essere la chiesa della Madonna della Viola. Altre chiese erano quella di San Bernardo Abate, quella di Santa Lucia, San Sebastiano, la Madonna del Carmine, costruita da un militare per sciogliere un voto. Fuori dalle mura, si trovava la chiesa di Santa Maria dei Servi. La chiesa di San Giovanni era collegata all'ospedale, gestito dall'omonima confraternita.
In una località, nota come Prato Cotone, vicina alla confluenza dell'Olpeta nel Flora, era stata edificata, su disegno del Sangallo, la chiesa e il convento di San Francesco, affidato ai Frati Francescani che si erano trasferiti a Castro, su invito del Duca.
Era forse questo il Convento della Visitazione di Castro di cui parla (o favoleggia) Stendhal?
