"Noi dobbiamo questa magnifica montagna a certa eruzione vulcanica anteriore di parecchi secoli alla fondazione di Roma. In un tempo che ha preceduto ogni storia essa emerse in mezzo alla vasta pianura che una volta si estendeva tra gli Appennini e il mare. Monte Cavo, che si innalza circondato dalle cupe ombre della Faiola, ne è il punto culminante. Dappertutto si vede, da Terracina e da Ostia come da Roma e da Tivoli, e l'orizzonte di Roma così noto ai viaggiatori è limitato a mezzogiorno dai colli albani, oggi gremiti di ville. […] Il viaggiatore… raggiunta la vetta di Monte Cavo, si accende il fuoco nelle rovine del tempio per preparare da mangiare. Da questo punto, che domina tutta la campagna romana, all'ora del tramonto si scorge il mare, e sembra a due passi benché sia a tre o quattro leghe. Si distinguono fin le più piccole barche; col più debole cannocchiale si possono contare le persone che vanno a Napoli sul bastimento a vapore. Da tutte le altre parti lo sguardo spazia su una splendida pianura che è limitata a levante dall'Appennino, sopra Palestrina, e a settentrione da San Pietro e dagli altri edifici di Roma. E poiché Monte Cavo non è molto alto, l'occhio coglie i minimi particolari di questo sublime paesaggio che potrebbe fare a meno di illustrazione storica, e tuttavia ogni ciuffo d'alberi, ogni pezzo di muro in rovina, veduto nella pianura o sul pendio della montagna, ricorda una di quelle battaglie raccontate da Tito Livio, ammirevoli per il patriottismo e per il valore. […] Anche oggi, per salire ai blocchi enormi che sono i resti del tempio di Giove Feretrio e che servono di muro di cinta al giardino dei monaci neri, si può seguire la via trionfale percorsa un tempo dai primi re di Roma. È lastricata di pietre tagliate molto regolarmente …" (cap. I)

Monte Cavo (Via Sacra). Anonimo del XVIII secolo