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Il Monte Cavo

"Noi dobbiamo questa magnifica montagna a certa eruzione vulcanica anteriore di parecchi secoli alla fondazione di Roma. In un tempo che ha preceduto ogni storia essa emerse in mezzo alla vasta pianura che una volta si estendeva tra gli Appennini e il mare. Monte Cavo, che si innalza circondato dalle cupe ombre della Faiola, ne è il punto culminante. Dappertutto si vede, da Terracina e da Ostia come da Roma e da Tivoli, e l'orizzonte di Roma così noto ai viaggiatori è limitato a mezzogiorno dai colli albani, oggi gremiti di ville. […] Il viaggiatore… raggiunta la vetta di Monte Cavo, si accende il fuoco nelle rovine del tempio per preparare da mangiare. Da questo punto, che domina tutta la campagna romana, all'ora del tramonto si scorge il mare, e sembra a due passi benché sia a tre o quattro leghe. Si distinguono fin le più piccole barche; col più debole cannocchiale si possono contare le persone che vanno a Napoli sul bastimento a vapore. Da tutte le altre parti lo sguardo spazia su una splendida pianura che è limitata a levante dall'Appennino, sopra Palestrina, e a settentrione da San Pietro e dagli altri edifici di Roma. E poiché Monte Cavo non è molto alto, l'occhio coglie i minimi particolari di questo sublime paesaggio che potrebbe fare a meno di illustrazione storica, e tuttavia ogni ciuffo d'alberi, ogni pezzo di muro in rovina, veduto nella pianura o sul pendio della montagna, ricorda una di quelle battaglie raccontate da Tito Livio, ammirevoli per il patriottismo e per il valore. […] Anche oggi, per salire ai blocchi enormi che sono i resti del tempio di Giove Feretrio e che servono di muro di cinta al giardino dei monaci neri, si può seguire la via trionfale percorsa un tempo dai primi re di Roma. È lastricata di pietre tagliate molto regolarmente …" (cap. I)

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Monte Cavo (Via Sacra). Anonimo del XVIII secolo

Il Monte Cavo era originariamente denominato Mons Albanus. Ancora oggi è possibile raggiungere la cima (m. 949) percorrendo l'antica via lastricata in basalto (via triumphalis).
        Sulla sua sommità sorgeva un tempio dedicato a Giove (Juppiter Latiaris): nel mese di maggio convenivano le popolazioni delle città della confederazione latina per rendere omaggio al nume tutelare e festeggiare l'alleanza tra loro stabilita.
        In età cristiana il sito divenne luogo frequentato dagli eremiti. Nel 1463 uno di questi - un monaco dalmata - vi costruì un romitorio dedicato a San Pietro. Si racconta che il papa umanista Pio II Piccolomini abbia visitato il monte Cavo e alla vista del romitorio abbia esclamato: "Delectabile Est!".
        Nel XVIII° secolo il cardinale Enrico Benedetto Stuart, duca di York, fece rimuovere definitivamente le rovine e al loro posto fece erigere un monastero che passò dai religiosi polacchi ai trinitari spagnoli, quindi ai missionari fiamminghi, fino a quando, nel 1758, san Paolo della Croce vi portò i suoi frati passionisti; scrive infatti Stendhal nel cap. I della Badessa: "Un convento di monaci neri ha sostituito sulla vetta di Monte Cavo il tempio di Giove Feretrio…"
        Nel 1889 il monastero fu trasformato in un albergo, ospitando personaggi illustri come Gabriele d'Annunzio, Luigi Pirandello, Konrad Adenauer, Alcide de Gasperi, Gogol e i principi di Windsor.
        Oggi la struttura è occupata da impianti militari e radiotelevisivi.

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