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Gli Orsini
"Occorre sapere che gli Orsini, eterni rivali dei Colonna e onnipotenti allora nei villaggi più vicini a Roma, avevan fatto condannare a morte poco prima, dai tribunali del governo, un ricco coltivatore chiamato Baldassarre Bandini, nativo della Petrella. […]. Il Bandini era prigioniero in un castello di proprietà degli Orsini, situato in montagna, dalle parti di Valmontone, a sei leghe da Albano […] I partigiani degli Orsini e gli sbirri del governo erano riusciti a trasportare il Bandini in questa città dipendente dal Papa […] Tra i più zelanti partigiani dell'autorità c'erano il signor di Campireali e suo figlio Fabio, i quali del resto erano imparentati con gli Orsini. Giulio Branciforte e suo padre, invece, erano da lungo tempo fedeli ai Colonna […]"   (cap. III)
Gli Orsini si affermarono come potenza con MATTEO ROSSO "Il Grande" nella prima metà del XIII secolo. Matteo Rosso entrò presto in rotta con le altre dinastie rivali ed agganciò definitivamente la famiglia al partito guelfo, facendone una delle più ligie al potere dei Papi. Il dominio orsino si estenderà dall'abbazia di Farfa, fino quasi alle porte di Avellino. Matteo Rosso ebbe una decina di figli tra i quali divise i feudi (uno dei suoi figli, GIOVANNI GAETANO, fu letto nel 1277 pontefice col nome di Niccolò III).
        Gli Orsini divennero la più potente famiglia del Lazio nel giro di pochi anni; il loro potere sarà comunque controbilanciato da quello dei Colonna, con i quali dovranno spesso venire a patti. Con l'elezione al papato di Martino V (1417), un componente della famiglia Colonna, l'influenza nel Lazio della dinastia Orsini e delle altre grandi famiglie romane viene a modificarsi radicalmente.
        Il passaggio tra il XV e il XVI secolo sarà il periodo più nero del rapporto tra gli Orsini e il Papato. A colpire particolarmente la famiglia fu il tracollo finanziario conseguente alle guerre franco-spagnole: per far fronte ai debiti gli Orsini saranno costretti a vendere molti dei loro feudi.
        La famiglia Orsini si ramificò in varie "linee" dinastiche. Per quanto riguarda le vicende e i personaggi più vicini all'epoca del romanzo di Stendhal possiamo ricordare il condottiero NICCOLO', che fu al servizio di Lorenzo de Medici (un'altra Orsini, CLARICE, era tra l'altro andata in sposa al Magnifico nel 1468). Il Cardinale GIOVANNI BATTISTA Orsini di Monterotondo fu invece, assieme al cugino GENTILE VIRGINIO Orsini di Bracciano, il maggiore personaggio della dinastia sul finire del XV secolo. Il figlio di Gentile Virginio, GIANGIORDANO, militò fedelmente nelle file papali mantenendo quasi tutti i feudi paterni nel Lazio. Suo nipote Virginio Conte dell'Anguillara (1498-1548) fu famoso ammiraglio pontificio, partecipò alle imprese di Tunisi e Algeri sotto le insegne imperial-spagnole.
        Un altro personaggio legato in qualche modo agli Orsini (e a Stendhal) è VITTORIA ACCORAMBONI. Di lei si invaghì un Orsini della cosiddetta "linea di Bracciano", PAOLO GIORDANO, già capitano nella battaglia di Lepanto. Costui aveva in precedenza sposato la figlia del Granduca di Toscana, Isabella de' Medici, che strangolò in un eccesso di gelosia nel 1578. Fuggito a Roma si legò a Vittoria Accoramboni, moglie di un nipote di Sisto V (che fece assassinare nel 1583). Fuggito ancora, inseguito dalla giustizia pontificia e dai sicari del Granduca di Toscana, si rifugiò nel nord Italia con l'amante, sposandola nel 1585 poco prima della morte. L'Accoramboni venne assassinata, nel dicembre 1585, da Ludovico Orsini di Monterotondo.
        Vittoria Accoramboni è anche il titolo di un'altra "cronaca italiana" di Stendhal, pubblicata nel 1837, un anno prima della Badessa di Castro.