Il brigante Marco Sciarra
"[…] Per parlare soltanto dei tempi prossimi a quelli in cui visse la nostra eroina, negli anni intorno al 1550, Alfonso Piccolomini duca di Monte Mariano e Marco Sciarra si misero con buon consenso alla testa di bande armate che nei dintorni di Albano sfidavano i soldati del papa allora molto valorosi. La linea delle operazioni di questi famosi capi che il popolo ammira tuttora, andava dal Po e le paludi di Ravenna fino ai boschi che allora coprivano il Vesuvio. La foresta della Faiola, così celebrata per le loro imprese, situata a cinque leghe da Roma sulla via di Napoli, era il quartiere generale di Sciarra, che, durante il pontificato di Gregorio Tredicesimo, qualche volta mise insieme parecchie migliaia di soldati. La storia particolareggiata di questo illustre brigante riuscirebbe incredibile alla generazione attuale perché non si potrebbero comprendere i motivi dei suoi atti. Egli non fu vinto che nel 1592. Quando vide che i suoi affari volgevano al peggio, intavolò trattative con la repubblica di Venezia e passò al servizio di questa coi suoi soldati più devoti o, se si vuole, più colpevoli. Alle proteste del governo romano, Venezia, che aveva firmato un patto con Sciarra, lo fece assassinare e mandò i suoi valorosi soldati a difendere, contro i Turchi, l'isola di Candia. Ma la saggezza veneta ben sapeva che a Candia infieriva una micidiale pestilenza, e in pochi giorni i cinquecento soldati che Sciarra aveva condotto con sé al servizio della repubblica furono ridotti a sessantasette […]" (cap. I)
Il brigante Marco Sciarra nella storia
Nell'autunno del 1590 iniziò a circolare la voce che alcune centinaia di banditi si preparavano ad entrare a Roma per ricattare i cardinali riuniti in conclave. Due formazioni di fuorilegge, composte ognuna da alcune centinaia di fuorusciti, erano guidate da due fra i capi-banditi più celebri della seconda metà del Cinquecento: Marco Sciarra e Battistello da Fermo. Il più famoso era certamente il primo.
Abruzzese, "homo, benché di vil condizione, d'animo e di spirito elevato", Marco Sciarra si era unito ai banditi nel 1584 riuscendo ben presto a porsi a capo di un esercito composto da un migliaio di uomini. Partendo dall'Abruzzo i banditi avevano un vasto campo di azione che abbracciava, tra l'altro, lo Stato della Chiesa, dalle Marche alla Campagna romana. I giovani che si univano ai fuorilegge erano pagati, ma dovevano rispettare le norme di comportamento stabilite dal loro capo.
"Marcus Sciarra, flagellum Dei, et commissarius missus a Deo contra usurarios et detinentes pecunias otiosas": così, si racconta, amava definirsi il fuorilegge abruzzese, un caso unico nel panorama del banditismo cinquecentesco.
Con il soprannome di Re di Campagna, Marco Sciarra era dunque giunto nelle vicinanze di Roma aiutato dal mondo contadino. Le popolazioni avevano le loro buone ragioni: se i banditi rispettavano in genere i beni ed il modo di vita dei poveri, i soldati inviati per combatterli seminavano invece il terrore.
La situazione giunse ad una svolta con l'elezione di Gregorio XIV e con l'assedio dei banditi nella Campagna romana, nel dicembre del 1590. Marco Sciarra riuscì a fuggire; iniziava però, per il capobanda e per i suoi uomini, il periodo della decadenza, nel corso del quale il gruppo arrivò anche a scontrarsi con quelle popolazioni che sempre erano state dalla parte dei banditi.
Marco Sciarra e trecento suoi compagni passarono allora al servizio della Repubblica di Venezia. La tensione già esistente fra Venezia e lo Stato pontificio, crebbe enormemente. Alla fine i veneziani dovettero cedere alla richiesta di farsi consegnare i banditi: ai fuorilegge fu improvvisamente dato l'ordine di imbarcarsi per Creta dove avrebbero dovuto sostituire le truppe decimate dalla peste. Dopo essersi ribellato al comando, Marco Sciarra riuscì a fuggire e a ritornare clandestinamente, insieme ad alcuni suoi compagni, nello Stato della Chiesa.
Nel 1593, vicino ad Ascoli, il capo bandito venne però ucciso dal suo compagno Battistello, che in cambio ottenne dal governo papale la grazia per sé e per numerosi altri banditi.