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La vita mondana
Le ville nobiliari offrivano una possibilità di intrattenimenti assai varia e furono per questo luogo di giochi, sontuose feste e conviti; al tempo stesso esse permettevano di realizzare l'aspirazione ad una vita tranquilla e semplice. La villa grande o piccola affermava l'otium nel significato latino, cioè il nobile ritiro nello studio o in occupazioni piacevoli che non fossero quelle di tutti i giorni.
        Una lettera al duca Cesare d'Este del 17 Ottobre 1620 descrive la vita che si faceva a Tivoli: "La mattina udita la messa, chi se ne va a passeggiare per gli oliveti, chi gioca a pallacorda, chi alla Pilotta, chi al Maglio, e chi studia e chi discorre" (il gioco della pallacorda era praticato anche nel casino di Marino da Filippo Colonna nel 1627); le fontane, le peschiere, gli scherzi d'acqua; le collezioni, tra cui curiosa quella raccolta del cardinale Flavio Chigi di Ariccia che comprendeva i trentasei ritratti delle dame più belle di Roma che dovevano animare le serene giornate.
        Eccezionali furono le rappresentazioni teatrali; si ricordano quelle di Mondragone o quelle allestite da Carlo Fontana per la villa Chigi ad Ariccia.
        Per la corte di parenti, amici, clienti, era necessario che le grandi ville esibissero anche curiosità costose e inedite. Uno dei piaceri maggiori fu quello della caccia, negli appositi parchi o in tenute dell'Agro: fu un'attività praticata con entusiasmo anche da pontefici come Leone X (1475-1521). Il luogo di Zagarolo era detto "opportunissimo per le caccie di capri, cinghiali, lepri ed uccelli" mentre a Castel Fusano si cacciavano lepri, cinghiali, cervi e caprioli.
        Il passaggio o la visita dei papi era il momento più emozionante della vita in villa. E i papi vi andarono assai spesso: Paolo III alla Tusculana, Gregorio XIII a Mondragone, alla Sora di Frascati, alla villa d'Este, e nel 1578 presso Viterbo, alle ville di Bagnaia, dei Farnese a Caprarola e alla Sforzesca.
        Più tardi, nell'Ottocento, la vita in villa si ridusse alla contemplazione dei prodotti dei secoli passati, e al contatto con la natura, sempre la stessa, bellissima. R. Voss racconta la vita dei forestieri nella campagna romana: un forestiero riposa per ore nelle stanze affrescate di villa Falconieri contemplando i giochi degli amorini, oppure vaga per la campagna deliziandosi dei tramonti, leggendovi la grandiosa storia di quella regione, percorrendo ogni sentiero intorno ai laghi di Albano e di Nemi.
Alla tavola (dei ricchi) nel XVI secolo

        A titolo d'esempio vediamo cosa si mangiava alla corte pontificia a Frascati al tempo del cardinale Scipione Borghese (1576-1633). Come pranzo di tutti i giorni, cioè come "tavola ordinaria" si trovava: "salame, meloni, fichi, butiro (burro) passato, uva, minestra di riso e latuga battuta con ova. Pasticci caldi n. 3 per tavola, colli di cappone in guazzetto, lesso di capponi in bianco con fette di salame e verdura, carne vaccina o di agnello, crostate di pera sciroppate, frutti di tutte le sorti che si trovano"; alla sera: "Insalate cotte, coppiettoni di vitella, piccioni arrosto un per uno, mele siroppate in cassetta di pasta fina, un per uno". Solamente il pranzo di magro del Venerdi comprendeva: "meloni, fichi, minestra di lenticchie e cavoli, pesce lesso (in graticola o fritto), ova nel piatto alla Francese, frittate, torte verdi, li soliti frutti". Alla corte pontificia a Frascati si arrivavano a consumare diversi barili di vino in un solo giorno!